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⬢ per ottici, boutique e retail di lusso

la vetrina è
a due passi.

è la distanza di visione più corta di tutto il retail, e la condizione di luce più ostile: dietro un cristallo, col sole di taglio. due vincoli che decidono da soli il passo e la luminosità — e che quasi nessun preventivo mette in relazione.

— i cinque vincoli

cosa cambia rispetto a uno schermo da interno

01

luminosità tarata sul sole che batte sul vetro

Una vetrina non è un interno: dietro il cristallo, con il sole di taglio, l’illuminamento ambientale supera i 20.000 lux e uno schermo da salotto sparisce. Servono 4.500-5.500 nit per restare leggibili nelle ore di punta — e servono regolati, non fissi: la stessa vetrina alle 22 con 5.000 nit acceca chi passa e brucia corrente. La luminosità automatica scala dal 5% al 100% seguendo un sensore, a rampe morbide.

02

passo fine, perché la distanza è di due passi

Chi guarda una vetrina si ferma a un metro e mezzo o due dal vetro: è la distanza più corta di tutto il retail, e il passo va scelto lì. P1.8-P2.5 sono la fascia corretta; sotto si spende per una densità che a quella distanza già non si distingue, sopra compare la griglia. La formula, se vuole verificarla, è la distanza minima in metri pari al passo in millimetri.

03

fedeltà del colore: due metriche, non una

È il punto in cui quasi tutti sbagliano la domanda. Il display si giudica sulla copertura di gamut (sRGB, DCI-P3) e sul ΔE dopo calibrazione: sono i numeri che dicono se il blu di una montatura sullo schermo è quel blu. Il CRI — indice di resa cromatica — riguarda invece la LUCE che illumina la merce vera in vetrina, ed è lì che si pretende un valore ≥ 95: sotto, un tessuto scuro perde profondità e una lente colorata vira.

04

zero calore sul prodotto esposto

In una vetrina chiusa il calore non ha dove andare, e le montature in acetato, i tessuti e le pelli lo sentono. Un ledwall con alimentazione efficiente e dissipazione passiva non aggiunge un ventilatore né un carico termico paragonabile a un faretto alogeno — e, a differenza di una sorgente alogena, non emette ultravioletto: nessuno sbiadimento sui colori esposti.

05

manutenzione dal fronte, senza smontare l’allestimento

È il vincolo che decide se un impianto è manutenibile o no. In una vetrina il retro dello schermo è il negozio: se il modulo si estrae solo da dietro, ogni intervento significa svuotare l’esposizione. Con l’aggancio magnetico frontale un modulo si sostituisce dalla strada in pochi minuti, a vetrina allestita.

— schermo e luce insieme

un display calibrato in una vetrina illuminata male non serve

è il punto che distingue un fornitore di schermi da chi progetta la vetrina: in un negozio di ottica o di moda il pubblico guarda due cose contemporaneamente — il contenuto sullo schermo e la merce vera sotto i faretti — e se le due non hanno la stessa temperatura di colore, l’occhio se ne accorge prima della testa.

per questo tariamo l’una sull’altra. sul display lavoriamo su copertura di gamut e ΔE; sui corpi illuminanti pretendiamo CRI ≥ 95, che è il valore sotto il quale un tessuto scuro perde profondità e una lente colorata vira. sono misure che facciamo con spettroradiometro e spettrometro, non stime — la stessa strumentazione con cui abbiamo qualificato l’illuminazione dei reperti agli Scavi di Pompei (CRI 98, TLCI 96, R9 90) e allineato la cromia degli apparecchi ai Pantone del marchio nella boutique Diesel di Parigi.

l’illuminazione architetturale che progettiamo →

— richiesta rapida

ci mandi la misura del vano e una foto della vetrina

bastano quelle due cose per dirle passo, luminosità e ordine di grandezza del costo. il modulo si apre già impostato su questo settore: compili nome, contatto e misure e risponde un tecnico, non un centralino.

oppure ci chiami: +39 081 1802 5300 · due showroom attivi in Campania, dove le fasce di qualità si guardano una accanto all’altra.

Domande frequenti

Quanti nit servono a un display LED in una vetrina esposta al sole?
Fra 4.500 e 5.500 nit per restare leggibili con il sole che batte sul cristallo, dove l’illuminamento ambientale supera i 20.000 lux. ⚠️ Il dato da solo però non basta: quella luminosità serve nelle ore di punta e diventa un problema la sera, quando abbaglia chi passa e costa in bolletta. La regolazione automatica su sensore, che scala dal 5% al 100% a rampe morbide, è tanto importante quanto il valore di picco — uno schermo fisso a 5.000 nit di notte è un errore di progetto, non una prestazione.
Che pixel pitch serve per una vetrina di negozio?
Fra P1.8 e P2.5. Chi guarda una vetrina si ferma a un metro e mezzo o due dal vetro — la distanza più corta di tutto il retail — e la regola è che la distanza minima di visione in metri corrisponde al passo in millimetri. Sotto il P1.8 si paga una densità che a quella distanza non si distingue più (e si paga tre volte: chip, watt, driver); sopra il P2.5 la griglia dei pixel comincia a vedersi. Il calcolo per esteso.
Il CRI di un ledwall conta per mostrare montature e tessuti?
No, ed è una confusione frequente che vale la pena chiarire. Il CRI (indice di resa cromatica) misura quanto fedelmente una sorgente di illuminazione restituisce i colori degli oggetti che illumina: si applica ai faretti che puntano sulle montature vere, non allo schermo. Un display emette l’immagine, non illumina nulla, e si giudica su altri due numeri: la copertura di gamut (sRGB, DCI-P3) e il ΔE dopo calibrazione. In una vetrina servono entrambe le cose — display calibrato e luce con CRI ≥ 95 sulla merce — ed è il motivo per cui progettiamo insieme schermo e illuminazione.
Un ledwall in vetrina scalda e rovina i prodotti esposti?
No, se è dimensionato bene. In una vetrina chiusa il calore non ha dove andare, quindi il criterio è l’efficienza dell’alimentazione e la dissipazione passiva: niente ventole, niente carico termico paragonabile a un faretto alogeno. C’è poi una differenza che conta più del calore: il LED non emette ultravioletto, mentre le sorgenti alogene e la luce solare filtrata sì — ed è l’ultravioletto che sbiadisce tessuti, pelli e stampe esposti per mesi.
Come si sostituisce un modulo guasto senza smontare la vetrina?
Con l’aggancio magnetico frontale: il modulo si estrae dal davanti con una ventosa e si sostituisce in pochi minuti a vetrina allestita, senza toccare l’esposizione. È il vincolo che va deciso in fase di progetto e non dopo: in una vetrina il retro dello schermo è il negozio, e un impianto accessibile solo da dietro impone di svuotare l’allestimento a ogni intervento. Sulle tempistiche di intervento gli impegni sono scritti nella Carta dei Servizi.
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